Procross e Parmigiano Reggiano

procross e parmigiano reggiano

Quando si parla di incrocio le posizioni sono nette, in genere critiche. Spesso però i giudizi derivano da preconcetti o da osservazioni di casi sporadici dove la via del cross è stata gestita in maniera improvvisata o con pochi soggetti.Sicuramente mancano dati significativi a livello generale sui quali costruire giudizi oggettivi, ma non mancano esperienze concrete dove ci sono dati, animali e anni di esperienza diretta. È il caso dell’allevamento Albalat di Carpi (Modena) dove la via dell’incrocio è stata adottata da oltre dieci anni. Qui ci sono circa 900 capi in mungitura e metà di questi sono meticci. Per la rimonta la percentuale è ancora più alta: oltre il 70%.

Come racconta Carmelo Monteleone, responsabile dell’allevamento, la scelta dell’incrocio rispetto all’animale in purezza è stata dettata soprattutto dalla volontà di recuperare in durata delle bovine in stalla. Non c’erano particolari problemi di fertilità, e anche la voce relativa alla sanità e ai costi per le terapie era buona (anche perché qui, come vedremo, si è sempre investito sul benessere animale e le strutture si collocano su standard di assoluta eccellenza). Il limite stava proprio negli animali, evidentemente, come spiega Carmelo Monteleone, sulla loro delicatezza e incapacità quasi strutturale di durare in stalla oltre le canoniche 2,5 lattazioni che sono un po’ il dato medio – e preoccupante – di buona parte delle stalle da latte.

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